L’isola del mare (Procida)

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C’era una barca che vendeva limoni
li offriva alle navi giunte in porto
era, di quella terra, il benvenuto
resta, come allora, il crocifisso del mare
immutabile, tra l’approdo e la strada.

Sopravvivono le campane delle ore
sulle tante chiese di terra e di mare
pronte ad accogliere i timori d’ognuno
per le vite vissute di lunghe lontananze
disperse nella morte trovata tra le onde.

Isola di mare, col mare, nel mare
lo sai dai porti, dai suoi pescatori
passione e lavoro, profonda cultura
ora, come allora, lo stesso sudore
ancora, gli stessi infiniti racconti.

Il silenzio notturno torna sempre
ed è fresco d’un umido perenne
il mare evaporato, ricade sulle strade
deserte ed abitate dall’eco di passi lontani
non la vedo ma l’acqua m’avvolge.

Come l’acqua, il vento l’attraversa
così mille crespi riflettono la luna
sul mare a sud, baciato sottovento.
Allora una magia di calma mi prende
ed il tempo all’infinito si sospende.

24 novembre 2012

foto di Vittorio Pandolfi

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