Buon Natale comunque

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E’ questa, a mia memoria, la prima volta che vivo la vigilia “fuori famiglia” mi fa strano perché l’abitudine, la tradizione dell’accoglienza sono parte di me, di Patrizia, della mia casa. 

E’ il mio primo Natale da migrante si può dire e allora, in questo tempo di migranti in balia dei venti di guerra e di povertà, ai migranti voglio dedicare il mio pensiero. 

Forse è fin troppo irriverente questo accostamento, perché, per quanto possiamo sforzarci, nemmeno una lontana idea possiamo avere del dolore dei migranti, dell’angoscia di ogni quotidiana incertezza, del bruciore lasciato dagli sguardi lividi di sospetto che in troppi tra gli italici indigeni lanciano loro come frecce avvelenate. 

Mi domando come stasera, più di ogni altra sera, possano sentirsi sereni gli avvelenatori che con pervicacia criminale hanno reso il nostro paese un paese peggiore. 

Brandiscono il presepe e non sanno nulla della storia che lo accompagna e anche se lo sanno non hanno alcun rispetto per la verità, a loro interessa soltanto il profitto elettorale partorito dal concimare l’ignoranza e la paura, poi che la sacra famiglia fosse di migranti è un dettaglio che a loro non conviene sottolineare. 

Gli avvelenatori tramonteranno per fortuna, in un tempo che spero sia breve, ma gli avvelenati, quelli resteranno tali ancora a lungo e questo è un problema più serio. 

Voglio credere però che non siano, non diventino maggioranza, voglio credere, in questa notte di Natale, che la variegata moltitudine del presepe napoletano possa farsi viva di sorrisi e feconda di accoglienza, che le ceste di cibo che ne trapuntano la scena, diventino le opportunità offerte ai nuovi arrivati.

Voglio sperare che spariscano i ghetti e che l’inevitabile mescolanza di popoli che il nostro tempo c’impone diventi occasione di maggiore equità e non incremento di disuguaglianze. 

Voglio sperare che finalmente s’inverta quell’odioso declino delle opportunità tra una generazione e l’altra e che i figli, nostri e di chiunque altro, possano sperare in un avvenire meno nebuloso. 

Certo, segni non se ne vedono, madre terra ci ha mostrato in questi giorni i sussulti del suo disagio mentre i potenti sono rimasti ciechi e sordi, attenti soltanto al sistema delle felicità fittizie, quando invece tutt’altro ci vorrebbe. 

Non ci resta che attendere e fare al meglio quello che possiamo, ciascuno secondo le proprie capacità e possibilità.

Una grande somma di piccoli numeri può essere un modo chissà.

Ringrazio chi ha accolto stasera me e la mia famiglia incurante del rischio di sorbirsi il mio sermone natalizio che come aperitivo non è proprio l’ideale, buon Natale comunque.

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