Buonista e allora?

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Negli ultimi anni l’epiteto che più frequentemente mi è stato rivolto è “buonista”, neologismo che ha ormai raggiunto gli onori del vocabolario italiano.
Ora io mi domando se coloro che usano questo termine per “offendere” quanti provano, pur nel rischio di errore che tutti ci accomuna, ad usare cuore e ragionevolezza di fronte agli assurdi di oggi, si domandino se esista un “contrario” che possa definire loro che ne fanno uso.
Io credo di poter urlare il diritto ad un altro neologismo appunto contrario al primo: la logica dice che sia “cattivista” ed io intendo con questo colui che per stupidità inconsapevole si mostra cattivo senza per altro esserlo sempre e fino in fondo.
Fra le due opzioni mi tengo stretta la prima.

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